Prigioniero

Galleria 291218 col
Disegno personale – Galleria – 2018 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(11 giugno 2003 – n° 920)

Prigioniero di un corpo in abbandono,
prigioniero di un corpo che invecchia.

Prigioniero di questo corpo,
interfaccia dell’anima.

Racchiuso, rinchiuso, costretto
alle fatiche per il suo sostentamento.

Involucro deteriorabile in corruzione
mi costringe verso una fine non voluta,
io non invecchio ma il corpo si.

Se non lo avessi sarei eterno,
se non lo avessi forse non esisterei.

Sono prigioniero di me stesso.

© Carlo Becattini

Sul tuo corpo

 

Immobile Ignobile 160417 col
Disegno personale – Senza titolo – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(2 maggio 1997 – n° 880)

Eri terra fertile
e m’infiggevo in te con piacere.
Il vomere tracciava il solco,
divaricandoti.
Ti aravo.

Spingevo con sudore e fatica,
lasciando alle mie spalle
lunghe tracce parallele,
infinite.
Quanto ti aravo.

Terra umida di brina, feconda,
spargevo semenza sul tuo corpo
penetrando nei solchi,
in ogni fessura,
colmandoti.

Fertile terra mia
ti lavoravo e forgiavo
seguendo il mio volere,
ma agivo in tutto e per tutto
secondo le tue aspettative.

Era un rapporto jerogamatico
ed ogni anno tornavo
a tracciare sul tuo corpo
gli incomprensibili geroglifici
della vita.

Ogni volta, come la prima volta,
ed il vomere lucente
penetrava in te,
guidato dal mio corpo,
trascinato dal mio amore.

Aspettavo,
contando giorni e mesi,
vedevo i figli crescere,
verdi, rigogliosi,
a coprirti tutta,
disegnandoti addosso
abiti multicolori
ed in me un dubbio:
erano i nostri figli
o solo estensioni del tuo corpo?

© Carlo Becattini

Il dono del corpo

(13 dicembre 1979 – n° 444)

Ti ricordi di me?

E’ passato tanto tempo dall’ultima volta.

Eravamo lì dentro (e non lo sapevamo)
nell’eterno silenzio (il nostro mondo)
a guazzo, felici.

Non avevamo pensieri,
non sapevamo di essere.

Ricordi i bei momenti insieme?

Sai, adesso posso dirti con certezza
che convivemmo per nove mesi,
per come misurano il tempo gli uomini;
ma noi allora non sapevamo
cos’era il tempo.

Giocavamo ed eravamo felici, poi
accadde qualcosa di sconvolgente:
non eravamo più immersi nel buio,
non ci rotolavamo più.

Ricordi che vedemmo quella strana cosa?
Era la luce.

Era la vita.

Come dicono qui: nacqui!

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati