A te

(9 novembre 1976 – n° 366)

Non so più cosa pensare,
non un ricordo è valido,

tutto ormai è sepolto
da ragnatele e polvere,

vaga il mio pensiero nella stanza,
solitario,
alla ricerca di un angolo nascosto,

un angolo dove la mente
possa riuscire a scordare,

un angolo dove io possa,
finalmente,
vivere la mia vita,
libero da ogni legame col passato.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Stai già dormendo?

(1975 – n° 268)

Pensandoti t’immagino
ma tu
m’immagini pensandomi?

L’ora è tarda
nel sonno cammini
il sonnambulismo dei ciechi.

O forse mi pensi,
proprio ora, adesso, qui
mentre io sto dormendo.

E sogno.

Scrivo di te nel silenzio della notte fonda
liberando tutti i pensieri
contorti ed attorcigliati
ai nastri colorati del sentimento.

Flebile musica in sottofondo
in attesa del sonno lontano
mescolando pensieri con le note
e le parole della canzone.

Ancora un altro domani da affrontare.

Quelle parole mi affliggono, feriscono,
sono parole d’amore,
momenti felici ormai morti,
sepolti.

Questo amore niente vale,
vorrei l’oblio,
poterti dimenticare,
cancellare quell’immagine
dalla testa con rabbia e strazio.

Trovare la pace,
la serenità di un tempo in cui
amore era dolcezza,
in cui amare era il tuo viso.

La notte è scura e fonda,
come un pozzo,
un antro,
una voragine in cui perdersi
per sempre.

Flebile,
la salvezza arriva,
debole chiarore a rischiarare il foglio
su cui compongo i graffiti dell’anima
mentre in sottofondo lei canta
storie d’amori nati, d’amori morti.

Ti chiamo, mi senti?
Rispondimi, parla.
Pensi a me
o non t’importa niente?

Urlamelo in faccia,
dimmi che mi odi,
dimmi che mi ami,
ma non restare così passiva,
indifferente.

Mi smonti.

Stai già dormendo,
lo so…
ecco, rimani così,
non muoverti,
non svegliarti,
continua il tuo sonno,
lascia sprofondare la testa nel cuscino,
lasciati andare,
libera la mente,
sogna e fuggi da questa cruda realtà.

Dormi amore mio.

Domani mattina
al risveglio
ricorderai quel giorno
in cui ci siamo baciati in fretta e furia
con la certezza del domani.

Da quel giorno la felicità è morta,
il tuo ricordo che si allontana,
l’angoscia del futuro che mi stritola.

Immagini il nostro futuro?
il tuo,
il mio,
l’avvenire …
solo parole.

So che arriverà il giorno
in cui ci diremo addio
e non ci ritroveremo più.
Lo sapevo già,
prima ancora di scrivere
la nostra storia.

Sto per salutarti,
le mie palpebre non ce la fanno più,
stanno calando,
chiudendosi …
… il sonno è inevitabile
dormi amore mio,
dormi, che tra poco anche io
dormirò con te,
prima che oblio giunga.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati