Follia

(1975 – n° 281)

Quando l’io di un uomo
si accorge di essere dimenticato,
forse la coscienza non sa
di appartenere ad un essere
che è veramente isolato.

L’alter ego spinge
a compiere atti
che non verrebbero permessi
in presenza dell’ombra
della responsabilità.

Il male è che nessuno
accoglie l’io trasandato,
corroso dal tempo,
distrutto dalla mente folle.

Le follie compiute in passato
sono atti enciclopedici,
le parole sfumate
sull’orlo del bicchiere,
lasciano spazio allo spirito
di fuggire il corpo…

e si compone
di moltitudini armoniche,
di sogni,
urla,
e pianti di vedove…

la loro forza spirituale
è morta,
e la voglia di vivere
è fuggita
nei meandri di idee di folli.

© Carlo Becattini
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