L’uomo grande

L’uomo grande
teme il bambino,
la sua parola
è pura, incorrotta.

L’uomo grande
teme la parola
del bambino ma
lui non lo sa.

Il bambino usa la parola,
l’uomo grande non gradisce,
da allora niente sarà più
come prima.

Carlo Becattini ©

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Sì dolce e’l tormento…

Che sensazione incredibile, sento viva la crescita interiore solo addentrandomi dentro le parole. Le pagine sono immagini della natura, quadri, opere d’arte, sogni, visioni, richiami ancestrali, mandala, frattali, petali di fiori, ricorrenze, infiniti ritorni, attimi in cui la ragione perde il proprio senso ed i sensi acuiscono la presenza di altre dimensioni. In quei riquadri mi addentro, percorro sentieri di buio e di luce, il sopra ed il sotto non hanno senso come tutti gli opposti possibili, è sempre una unione, un tutto in cui perdersi, acque in cui bagnarsi per rinascere da nuove madri, ogni volta come la prima. Ho fatto questo, costringendo il tempo libero a seguirmi in un cammino alquanto astruso ma costruttivo, ancora non son giunto alla fine ma poco ci manca, anche se confesso di aver barato un po’ e di aver corso gli ultimi metri per giungere primo alla metà. Prima io di me, una corsa dove sono l’unico partecipante ma sono anche tornato sui miei passi con salti temporali che hanno dell’impossibile per ritrovare tracce di me che ancora chiedevano aiuto, parole che allungavano le proprie braccia imploranti, frasi zoppe, storpie, che sono riuscite ad attirare la mia attenzione per essere riscritte ex novo in ampliamenti circoscritti ma concentrici di cui ero sempre il centro. Dio è un piccolo punto al centro del foglio bianco, il buco lasciato dall’ago del compasso. Il resto siamo noi, punte di grafite, circonferenze d’ogni dimensione, infinite, infinitesimali. Tutti siamo anche all’interno del foro.
Anche se questo insieme di persone forma un manicomio, un circo, un ospizio, una banda musicale, una farsa, un dramma, un sorriso, una carezza, un po’ di tenerezza, ma anche di paura. Quella di vivere, quella di morire, quella di esistere, quella del futuro, quella di avere paura, non si può amare per forza, solo per pensare positivo, a volte è bene cadere, graffiarsi, farsi male e risorgere attraverso una cura profonda che amare la superficialità vuota della ragione. Meglio la follia pura che ha il suo modo di esistere, ma d’altronde siamo tutti un po’ folli anche se tanti se ne vergognano e cercano di dare un senso all’esistenza umana attraverso l’insegnamento di modi di comportamento falsi e propagandistici. Sai che son sempre contro. So di essere nel giusto e tanto mi basta ma ci sono momenti in cui lo sconforto abbatte in un soffio le pareti di certezze apparenti, le credevo certe, radicate ma poco dopo non ci son più. Poi il sole ritorna dal suo viaggio nelle tenebre, energia che ritorna, che si sposta incanalandosi nelle giuste vie. Tutto è a posto, non disperare, verranno tempi migliori ma non potrai mai farmi cambiare idea: il lavoro rovina la vita, inutile prendersi per il culo e non solo quello. A volte non ho proprio voglia di fare niente d’impegnativo ed allora cazzeggio che, bene o male, è diventato lo specchio di me stesso dove rifletto la mia anima ed i miei interessi multipli che a dir bene non interessano a nessuno, ma non m’importa se non ho una folla ad acclamare, meglio pochi e boni o addirittura soli che male accompagnati. La follia che ha guidato la stesura di questo post sta terminando o è il folle post che non ha più energia…ma sta terminando, comunque.

Carlo Becattini

Poesia alla rovescia

Ti scriverò una poesia alla
rovescia
girando il quaderno di
novanta gradi
o scrivendo le mie parole
sul bordo tagliente delle pagine
per scompigliarle tutte
quando le aprirai nello sfogliarle.

Tutto svanirà nell’apparenza
della non esistenza
ma sarà solo frammentazione
infinitesimale che nasconderà le
parole sulla lama tagliente di
ogni pagina della mia vita.

Carlo Becattini ©

Mi parli ancora

Nella testa tutta la
mia vita
e tu mi parli ancora
come fosse ieri.

Il dispiacere che si
trova nella morte
sarà per il ricordo
di me più che per
la perdita del corpo.

Il piacere che
accompagna la
solitudine ed il
silenzio interiore,
per non parlare del vuoto
in cui sono sprofondato,
è dato dalla tua voce
di cui la memoria mi
fa grazia, modulandola
in un sussurro continuo
che tinge tutti i
miei pensieri di colori
vivi e fuori moda.

Forse divento pazzo,
forse lo sono già.
Nella testa tutta la
mia vita
e tu che mi parli
ancora come fosse ieri.

Carlo Becattini ©

La piuma

Vana la speranza gronda
tra le lettere delle sue
parole occulte il senso
che non ha mai avuto.

Cola vischiosa come
sangue rigando la vita
fino a terra raggrumata.
Cosa dovrei fare?

Strapparmi una piuma
dall’ala e farla volare
finalmente libera
o precipitare al suolo
e morire liberando
tutte le piume del
mio manto dalla
innata sottomissione?

Ancora volo,
anche senza una piuma,
per me non ha fatto
differenza alcuna
ma per la piuma
è stato tutto.

Carlo Becattini ©

Sarebbe bello

Sarebbe bello scriverti parole
d’amore come un tempo
usavano fare i gentiluomini
sulla pergamena con la
penna d’oca e l’inchiostro.

Sigillare quell’amore
con un anello di ceralacca
ed affidarlo al fedele
custode per la consegna.

Saremo stati i nostri avi
e ci saremo amati in più
di una vita.
Ne sarebbe valsa la pena.

Carlo Becattini ©

La sposa

2017-04-13. Arte Giapponese - Immagine reperita sul web
Arte Giapponese – Immagine reperita sul web

Mi ero perduto dietro
un pensiero ricorrente,
quasi una idea fissa,
quasi una malattia,

incurabile credevo,
che mi svuotava di
ogni energia,
ripetendo le stesse parole

all’infinito e cucendole
con altre intermittenti,
usando l’arte rara
dell’intreccio verbale.

Credevano fossi pazzo
e come tale mi ritrovai,
che stolti, non sapevano
che la mia voce era magia.

Mi ero perso dietro
un pensiero ricorrente
e non riuscivo più
a venirne via,

accadde nell’intrecciare
le mie parole con le tue,
era l’unico modo
perché tu fossi mia.

Carlo Becattini ©

Un regalo per te

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Disegno di Carlo Becattini – 1999

Un regalo per te
una scatola piena di parole
da estrarre
da combinare come tasselli
seguendo il tuo istinto
secondo il loro volere.

Qui c’è tutto quello
che non ti ho mai detto
e tutto ciò che già sai
basta volerlo vedere
basta saperlo leggere
e la magia delle parole
si rinnova.

Carlo Becattini ©

Le parole

Ho imparato a scrivere
con pennino e calamaio,
a riflettere sulle parole
e sul loro significato.

Sarebbe stato più bello
con una penna d’oca
ed un calamo d’argento,
m’accontento, c’era la bic.

Ora le parole fluiscono
insieme all’inchiostro
della penna stilografica,
sembra quasi che non le
pensi.

Le avverto in me, le
vedo, le ascolto ancora
prima di scriverle e
quando lo faccio sono
già vecchie.

Carlo Becattini ©

Ero una parola scritta

Ero una parola scritta
sulla prima pagina del quaderno,
quello rilegato come un libro
dove scrivo le poesie
nei momenti magici
che mi accompagnano.

Ero una parola piccola e strana,
particolare e mutevole,
le lettere che mi componevano
cambiavano secondo il mio
volere ed assumevo sensi
impensati ed impensabili.

Ora sono qui che scrivo
parole sulle pagine bianche
del mio libro di poesia…
e pensare che sono nato
su queste pagine…
ero una parola scritta!

Carlo Becattini ©

La tua musica

2017-02-24-pablo-picasso-dora-maar-with-a-crown-of-flowers-1937
Pablo Picasso – Dora Maar with a Crown of Flowers – 1937

Componevi musica per le mie parole
dicevi che non era tua
che era già compresa nella poesia

ma io di musica
non ho mai capito niente
come te di poesia,
che strana coppia eravamo.

Lo so, di tempo ne è passato
e tu non esisti più
ma ogni volta che leggo
una di quelle poesie
riesco a sentire la tua musica.

Carlo Becattini ©