Parole sole

(1973 – n° 29)

Amore e Pace

Pace e Amore

Si tesse l’intreccio
Si crea la trama

Solo una parola
Amore
il suo splendido eco
Pace
Una parola sola

Parole magnifiche
ma senza fatti,
inutili.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Annunci

Le parole nel secchio

Alla fine dell’arcobaleno
ho trovato un secchio
di tue parole
tutte ancora vive
piene della tua voce

ricordo offuscato della follia

alcune erano ancora calde
altre fredde come marmo
con certe mi son tagliato
altre mi hanno commosso

ho rovesciato il secchio sulla terra

e tutte le tue parole si sono
perdute, scivolate via,
mescolate
a formare un linguaggio
inesistente
del quale il senso è perduto
pur conservando il contenuto

ho annaffiato la terra

e sono andato via
senza voltarmi
privo del tuo ricordo.

Carlo Becattini ©

Parole sotto il cuscino

Ho scritto parole sotto il cuscino
a lettere minute e distanziate
per non fare rumore
quando su di loro dormirai.

I sussurri li ho scritti
in stampatello maiuscolo
perché sembrino ansiti
di desiderio e passione.

Ma se prima di dormire
vorrai posare l’orecchio al cuscino
potrai sentire la mia voce
declamare parole d’amore.

Per tutta la notte ti amerò
sussurrando parole sotto il cuscino
le stesse che ti ho scritto
in un attimo di debolezza.

Carlo Becattini ©

Sì dolce e’l tormento…

Che sensazione incredibile, sento viva la crescita interiore solo addentrandomi dentro le parole. Le pagine sono immagini della natura, quadri, opere d’arte, sogni, visioni, richiami ancestrali, mandala, frattali, petali di fiori, ricorrenze, infiniti ritorni, attimi in cui la ragione perde il proprio senso ed i sensi acuiscono la presenza di altre dimensioni. In quei riquadri mi addentro, percorro sentieri di buio e di luce, il sopra ed il sotto non hanno senso come tutti gli opposti possibili, è sempre una unione, un tutto in cui perdersi, acque in cui bagnarsi per rinascere da nuove madri, ogni volta come la prima. Ho fatto questo, costringendo il tempo libero a seguirmi in un cammino alquanto astruso ma costruttivo, ancora non son giunto alla fine ma poco ci manca, anche se confesso di aver barato un po’ e di aver corso gli ultimi metri per giungere primo alla metà. Prima io di me, una corsa dove sono l’unico partecipante ma sono anche tornato sui miei passi con salti temporali che hanno dell’impossibile per ritrovare tracce di me che ancora chiedevano aiuto, parole che allungavano le proprie braccia imploranti, frasi zoppe, storpie, che sono riuscite ad attirare la mia attenzione per essere riscritte ex novo in ampliamenti circoscritti ma concentrici di cui ero sempre il centro. Dio è un piccolo punto al centro del foglio bianco, il buco lasciato dall’ago del compasso. Il resto siamo noi, punte di grafite, circonferenze d’ogni dimensione, infinite, infinitesimali. Tutti siamo anche all’interno del foro.
Anche se questo insieme di persone forma un manicomio, un circo, un ospizio, una banda musicale, una farsa, un dramma, un sorriso, una carezza, un po’ di tenerezza, ma anche di paura. Quella di vivere, quella di morire, quella di esistere, quella del futuro, quella di avere paura, non si può amare per forza, solo per pensare positivo, a volte è bene cadere, graffiarsi, farsi male e risorgere attraverso una cura profonda che amare la superficialità vuota della ragione. Meglio la follia pura che ha il suo modo di esistere, ma d’altronde siamo tutti un po’ folli anche se tanti se ne vergognano e cercano di dare un senso all’esistenza umana attraverso l’insegnamento di modi di comportamento falsi e propagandistici. Sai che son sempre contro. So di essere nel giusto e tanto mi basta ma ci sono momenti in cui lo sconforto abbatte in un soffio le pareti di certezze apparenti, le credevo certe, radicate ma poco dopo non ci son più. Poi il sole ritorna dal suo viaggio nelle tenebre, energia che ritorna, che si sposta incanalandosi nelle giuste vie. Tutto è a posto, non disperare, verranno tempi migliori ma non potrai mai farmi cambiare idea: il lavoro rovina la vita, inutile prendersi per il culo e non solo quello. A volte non ho proprio voglia di fare niente d’impegnativo ed allora cazzeggio che, bene o male, è diventato lo specchio di me stesso dove rifletto la mia anima ed i miei interessi multipli che a dir bene non interessano a nessuno, ma non m’importa se non ho una folla ad acclamare, meglio pochi e boni o addirittura soli che male accompagnati. La follia che ha guidato la stesura di questo post sta terminando o è il folle post che non ha più energia…ma sta terminando, comunque.

Carlo Becattini

Poesia alla rovescia

Ti scriverò una poesia alla
rovescia
girando il quaderno di
novanta gradi
o scrivendo le mie parole
sul bordo tagliente delle pagine
per scompigliarle tutte
quando le aprirai nello sfogliarle.

Tutto svanirà nell’apparenza
della non esistenza
ma sarà solo frammentazione
infinitesimale che nasconderà le
parole sulla lama tagliente di
ogni pagina della mia vita.

Carlo Becattini ©

Mi parli ancora

Nella testa tutta la
mia vita
e tu mi parli ancora
come fosse ieri.

Il dispiacere che si
trova nella morte
sarà per il ricordo
di me più che per
la perdita del corpo.

Il piacere che
accompagna la
solitudine ed il
silenzio interiore,
per non parlare del vuoto
in cui sono sprofondato,
è dato dalla tua voce
di cui la memoria mi
fa grazia, modulandola
in un sussurro continuo
che tinge tutti i
miei pensieri di colori
vivi e fuori moda.

Forse divento pazzo,
forse lo sono già.
Nella testa tutta la
mia vita
e tu che mi parli
ancora come fosse ieri.

Carlo Becattini ©

La piuma

Vana la speranza gronda
tra le lettere delle sue
parole occulte il senso
che non ha mai avuto.

Cola vischiosa come
sangue rigando la vita
fino a terra raggrumata.
Cosa dovrei fare?

Strapparmi una piuma
dall’ala e farla volare
finalmente libera
o precipitare al suolo
e morire liberando
tutte le piume del
mio manto dalla
innata sottomissione?

Ancora volo,
anche senza una piuma,
per me non ha fatto
differenza alcuna
ma per la piuma
è stato tutto.

Carlo Becattini ©