L’abisso

(1974 – n° 184)

Ritrovarti
col falso sorriso un po’ smorto,
fissarti nel volto
e capire che mi odi,
cercare di avere la forza di non
pensare, e di poter perdonare.

Quell’ultimo schiaffo
poi la fuga nel vento,

la stanza più vuota.

La mancanza di chi era
soltanto un sogno,
una bella speranza,

ora tutto è svanito,
tutto è scomparso.

Restiamo a fissarci negli occhi,
senza pensare, senza parlare,
incapaci
di poter perdonare,
di ricominciare una nuova felicità.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

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L’attimo che si fece eternità

(1974 – n° 183)

Nei tronchi
la linfa sale e scende
instancabile
ed il cielo coperto da alte
idrometeore annoia il giorno.

Su rossi tetti di palazzi
da strani comignoli grigi
fugge un denso fumo bianco
che spargendosi nell’aria
svanisce.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Libertà

(1974 – n° 178)

Giunge una voce dallo spazio
è un grido di aiuto.

Una frase lanciata senza
speranza.

Una parola che non verrà mai
ricevuta.

L’ultimo saluto di un uomo
terrorizzato che non tornerà più.

L’ultimo grido di chi
ha trovato la libertà.

La libertà di morire nello spazio.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

p.s.
Sicuramente ispirata dall’ascolto della canzone
Help me dei Dik Dik uscita proprio nel 1974.

Addormentati nel prato

(1974 – n° 177)

La strada era lunga
fiancheggiata da grandi alberi
di fiori profumati,
un odore intenso che quasi stordiva.

Il cielo,
sgombro da ogni nuvola,
sembrava volesse far scordare
i dispiaceri del vivere

ed il sole,
fonte di vita e di calore,
illuminava tutta la zona
col suo chiarore, era l’alba.

Fu proprio lì,
in quel viale,
che la conobbi per la prima volta,
fu proprio un caso.

Seduta sulla panchina dei giardini
mi guardava,
le lacrime agli occhi,
l’aria impaurita.

Il sole già si vedeva in alto
quando le tornò il sorriso,
insieme ce ne andammo
verso la fine del viale,

là dove il sole moriva
e nascevano nuove speranze,
là dove i nuovi amori si univano
dicendosi cose insignificanti ma vere.

Addormentati nel prato,
con la sua testa sulle mie gambe,
dipingevamo con la dolcezza della serata
quella che in realtà era stata un’alba di sfogo.

Accarezzare piano i suoi capelli
e vedere le ciocche ricadere
una ad una sul suo volto addormentato,
la sua bocca invitarmi al banchetto dei sensi.

Abbracciarsi nell’erba
ed addormentarsi così,
cuore contro cuore,
un solo respiro, una sola idea.

La felicità, l’amore.
Dormi, ama, sii felice,
quando ti sveglierai
la realtà ci porterà via.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Provando vergogna

(1974 – n° 176)

Cammini sulla riva del mare,
i gabbiani s’incrociano nel cielo,
ti senti strana,
ti senti male,
una morsa interiore
che non ti lascia andare.

Resisti,
cammini,
ti volti,
ti osservano,
il dolore aumenta,
affretti il passo in cerca di un riparo,
cammini più veloce,
sempre più,
ma sulla spiaggia
non c’è altro rifugio che il mare.

Ti tuffi
in un ultimo spasimo di forza,
immersa e bagnata dalle onde
vedi con orrore che sei morta,
osservi il tuo corpo,
occhi vitrei,
fissi,
le gambe scoperte,
le vesti scomposte,
i capelli sinuosi nell’acqua.

Il tuo corpo giunge a riva,
ti vedi provando vergogna,
vergogna per ciò che hai fatto,
vergogna per come ti vedi,
morta.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Notturne trame

(1974 – n° 175)

Il film non è ancora terminato
e già te ne vai,
libera,
contenta di ciò che vorresti avere
lasciandolo seduto in poltrona.

La pellicola scorre via veloce,
invano,
fotogramma dopo fotogramma,
tutto ti sembra inutile,
stupido,
e pensi alla realtà,
alla grande farsa,
l’atto unico che si ripete
giorno dopo giorno.

Il film è terminato,
con la smorfia di chi è deluso
ti alzi ed esci speranzoso
di poterla vedere.

Una volta in strada
il buio ti avvolge
e ti nasconde agli sguardi
fino a casa,
ma sei tranquillo,
domani la rivedrai.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati