La notte buia

(1975 – n° 278)

La notte ci avvolge,
camminiamo verso
le nostre case chiuse.

Dietro ogni angolo
ladri e assassini
ci osservano bramosi.

Avvertiamo la malvagità
dell’occulto desiderio che
inconsciamente si manifesta.

A noi dirimpettai,
puttane scaldano il sesso
davanti al fuoco di un bidone.

Protettori circospetti
ci trafiggono la schiena
con occhi pungenti.

La notte ci avvolge,
camminiamo verso
le nostre case chiuse.

Ogni tanto un brivido,
veloce la schiena risale,
alternandosi al passo svelto.

Questo mondo non ci appartiene,
dietro di noi una scia di paura s’allaga
tra il nero dell’asfalto e la notte buia.

© Carlo Becattini
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Inseguendo il desiderio

(1975 – n° 277)

Stesa ad asciugare
come lenzuolo al sole
evapori le tue gocce di mare,
mi guardi mentre sulla pelle
rimane solo il sale.

Sulla sabbia corriamo
inseguendo il desiderio,
in fuga verso l’orizzonte
per non fare più ritorno.

Tramontata la stella
sull’orizzonte lontano,
inutilmente corriamo
verso un miraggio.

Galleggiano i nostri corpi
gonfi, goffi e senza grazia,
sfigurati dal mare, nel mare,
perdenti, perduti.

Ma siamo ancora qui
a correre sulla sabbia calda
inseguendo un sogno,
ideale immortale.

© Carlo Becattini
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Vorrei che fossi qui*

(*cit. Wish You Were Here – Pink Floyd – 1975)

(1975 – n° 276)

Atmosfere sature d’incenso,
luci diffuse di questo sogno,
colorando pensieri,
vagano.

Soffio di vento il corpo carezza,
atomi fremono al passaggio,
esseri si destano,
lentamente s’incamminano,
verso la speranza,
verso libertà forse mai concesse.

Astronavi fluttuanti nell’etereo spazio,
nell’opprimente universo muto,
gli esseri sono solo cellule,
vibrazioni spezzano catene della pace.

Raggi cosmici fondono minerali,
creano paradisi artificiali,
il sole illumina le nude mani
che si afferrano nel vuoto.

© Carlo Becattini
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La voce della coscienza

(1975 – n° 275)

La divisa copre il corpo
ma non l’anima
e neppure il cuore.

Uccidere o essere ucciso.

La divisa ordina di uccidere
ma l’anima è ribelle.

Non so se potrò tornare.

Parto e ti voglio salutare
e ringraziare per i bei momenti
che mi hai fatto passare.

Ci rivedremo forse,
ma non lo credo.

Se mi vedrai tornare disprezzami
perché non sono riuscito
a trovare il coraggio di morire
dicendo:
– No, non uccido! –

© Carlo Becattini
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L’amore non si racconta

(1975 – n° 274)

Niente di te voglio sapere,
solo il nome e qualche colore:
dei capelli, degli occhi e del cuore.

Non raccontarmi,
tacciono i tuoi amori,
solo una strada, la tua casa.

Questo il nome mio,
se mi vorrai trovare
esci e cammina,
m’incontrerai.

Voglio amarti,
niente di altro,
non chiedere mai
dove e quando sono nato
ed io non chiederò.

Infine solo una cosa debbo sapere
se m’ami abbastanza da vivere felici
le ore migliori del tempo migliore.

Così io dirò di te.

© Carlo Becattini
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La tua mano

(1975 – n° 273)

La mano tua
all’ombra della gonna
ritmicamente si muoveva,
dipingendoti sul viso
di calore e rossore
sensazioni stupende.

Infine complici
di unione e di amore
l’attrazione ci prese,
ed il piacere fu nel dare
ed il piacere fu nell’avere,
entrambi altruisti
del reciproco piacere.

Fummo opera d’arte,
plasticità corporea,
fisico godimento,
sublime sentimento,
divisi ed uniti
nell’anima e nel cuore,
certamente in sintesi,
pura estasi d’amore.

© Carlo Becattini
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Gli amanti perduti

(1975 – n° 272)

Ho suonato la canzone
degli amanti perduti
mentre il sangue
scorreva vivo
dalle vene fino al suolo
simile ad un ruscello di sorgente
che vede la luce per la prima volta
e si abbellisce di moltitudini armoniose.

Il sangue sgorgando
vedeva la luce
ed io
afflosciandomi
sprofondavo nelle tenebre
pronto a vivere una nuova vita.

© Carlo Becattini
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Col fiato sospeso

(1975 – n° 271)

Le bellezze della vita
sono quelle che
non si rammentano mai.

La gioia di vivere
è sempre l’ultimo pensiero
che passa per il cervello.

Le cose gioiose
sono sempre poche
in confronto alla tristezza
che pervade il mondo.

Ma quando l’amore viene
la tristezza si blocca nel petto
con una sorta d’ansia
che fa tenere il fiato sospeso.

© Carlo Becattini
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Sciocchi dilemmi e fragili misteri

(1975 – n° 269)

Ho smesso di parlare di me stesso
perché ho avuto paura ad espormi.

Ho lasciato affogare il mio io
spaventato dalla sua violenza,
dal suo vero volto.

Credevo che il futuro
avrebbe potuto trasformarsi in tragedia
e non come ora in gioia,
in gioia forzata,
quella che viene dalla tristezza.

Ho nascosto in me i problemi umani,
le piccole paure della vita,
gli sciocchi dilemmi
e i fragili misteri.

Sono vivo,
ed il prezzo di questo riscatto
lo trovo nel passato,
in ciò che ho perso,
in ciò che ero

e sono felice

osservando il me
di un io passato

di essere io
in un futuro presente.

© Carlo Becattini
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