L’abbaziale

2016-05-16 Antonio Basoli - Notturno con architetture - 1810
Antonio Basoli – Notturno con architetture – 1810

(23 settembre 1982 – n° 678)

Ab aeterno
Ab antiquo
l’abate legge alla sera
illuminato dall’abat-jour
nell’abato ricordando l’abavo abaziale
nell’abbazia che s’abbacchiava nell’abbacchimento.

L’abbachista sfogliava l’abbaco
abbacandosi il cervello e rimaneva abbagliato
da tanta ingenuità coinvolto
dall’abbaiare d’un cane infonditore d’ansie
e paure, s’abbarbicava a quelle teorie
abbaruffandosi i capelli.

Nel trascorrere del tempo notava l’abbassamento
del suo membro e ciò non pareva mai
abbastare abbastanza e con tristezza al mattino
abballinava le materasse guardandole triste,
come sapesse che non gli sarebbero più servite.

Un dì l’abbaziale abbatté l’abbazia e bruciò
l’abbecedario cercando d’abbellirsi
nell’abbellitura ma tutto ciò non era mai
abbastanza e così trovandosi
abbiente abbigliato
da se stesso abbindolato abbandonato abdicò
abbiosciandosi dall’alto della torre rimasta
dell’abbazia.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Vestirti d’amore

2016-04-22 Jan van Beers - Lovers, Moonlight Night
 Jan van Beers – Lovers, Moonlight Night

(22 settembre 1982 – n° 677)

Giorno dopo giorno
cambiare d’umore
sorridere, piangere,
viverti felice nella felicità,
ascoltarti nel tuo bisogno di parlare
intimi nell’urgenza di tenerezza,
stringerti per sentirti viva.

Avvertire lo scroscio del tempo
scorrerci sul corpo,
guardarti e non sentirmi solo,
superflue son le parole
da soli ci raccontiamo.

Darti baci, donarti il corpo tutto
per vestirti d’amore
nel nostro tempo migliore.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Rinascita

2016-02-28. Josef Arpàd Koppay (1857-1927)
Josef Arpàd Koppay (1857-1927)

(20 settembre 1982 – n° 676)

Svaniti i ripensamenti che avvelenavano
i giorni trascorsi nell’ozio apatico
rinasce la vita,
una nuova,
e ti senti felice di essere vivo,
contento di te stesso per aver saputo
ed essere riuscito
a sconfiggerti nuovamente,
per aver fatto tacere quell’insistente voce
interiore che ti distruggeva piano piano.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Estasi arcana

2016-02-20. Thomas Cole - The Course of Empire, Desolation - 1836
Thomas Cole – The Course of Empire, Desolation – 1836

(20 settembre 1982 – n° 675)

Vorrei fuggire dal mondo ostile,
troppo opprimente,
solo una porta rimane da aprire
prima di spiccare il grande salto
che mi porterà lontano.

Estasi arcana che mi attendi
stirato hai già il mio lenzuolo,
hai messo fiori nuovi,
freschi nel vaso.

Hai tirato le tende
e messo pesanti drappi scuri
affinchè la luce rimanga fuori.

Estasi arcana che mi reclami
hai visto i miei occhi chiudersi felici
di essere chiusi e le labbra distendersi
e rilassarsi in un ultimo falso sorriso.

Ora che sono parte di te posso
riaprire le finestre e cambiare il lenzuolo,
portare fiori nuovi e respirare.

Ora che sono l’estasi arcana vi attenderò,
uomini stolti e privi di senso, privi
di umanità, e riderò nel vedere le vostre
gelide lacrime calarvi sul volto, ed urlerò
di gioia quando i vostri occhi si chiuderanno
imploranti, quando il vostro falso amore
si ridurrà in solitudine e le vostre
amicizie in compassione.

Riderò di voi, uomini ignobili quando
ripercorrerete le vostre vite e ricorderete
tutti i torti e le non ascoltate parole
che vi chiederanno aiuto, un po’ di comprensione.

Io sono l’estasi arcana e voi soltanto il mio divertimento.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Riflessioni allo specchio

2016-01-20 Gaetano Previati - La danza delle ore
Gaetano Previati – La danza delle ore

(19 settembre 1982 – n° 674)

Il tempo trascorso
è stato vana illusione.

Le prospettive future si son rivelate
geometrie sbagliate e le lacrime:
sfuggite per niente,

ma ci ho creduto, fermamente creduto.
Perché ora non mi sembra vero?

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Atavica identità

2017-01-06 Robert Burns, The Hunt (previously known as Diana and Her Nymphs) 1926
Robert Burns, The Hunt (previously known as Diana and Her Nymphs) 1926

(17 settembre 1982 – n° 673)

Passano i giorni
come raggi laser distorti
proiettati nel cielo,
mentre insoddisfatti
del nostro esoterismo spicciolo
viviamo nel mistero del Dio Thoth
che ci completa.

Cerchiamo senza successo
rapporti jerogamatici,
ma il vomere si arrugginisce
nei campi aridi
e la Grande Madre
priva del seme non riesce
a darci frutti.

Il nostro cammino è finito
e la meta raggiunta?

Oltrepassando la visione tragica
alla ricerca dell’identità,
in attimi di riflessione
ci accorgiamo, (ma sarà solo impressione)
che la meta è stata superata
e lo scopo deformato.

Ricerchiamo l’atavica identità
perché non sappiamo più
chi siamo.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Il viaggio

2016-09-01. Pedro Sáenz Sáenz - Tomb of the Poet
Pedro Sáenz Sáenz – Tomb of the Poet

(11 settembre 1982 – n° 672)

Dov’è quel pianto antico,
quel gabbiano ferito,
e le ali, i voli sul mare,
son forse utopie da scordare?

Città, città, che mi trovi assorto
ti prego, dì all’amor mio
che non sono ancor morto.

Mi spezzarono le ali
in un giorno settembrino
mentre il sole tramontava
ma ancora sono in volo,
vedo le terre e i pescatori lontani
tirare le reti con le loro mani
come fossero ragni immensi
e i pesci futili mosche.

Sole, non so se arriverò
ma ti prego, manda un tuo raggio
per me a lei e dille quanto l’amo
perché non so se riuscirò a vederla.

Mi hanno troncato le zampe
e non potrò più toccare terra,
amico vento vai a dire
a colei che mi attende che arriverò,
non so quando, ma arriverò.

Avvolgila con la tua brezza
come fosse tenera carezza,
sarai tu il mio braccio,
perché io non posso più.

Dille che questo viaggio sta annientandomi,
non so se riuscirò a raggiungerla.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Graal

2016-08-28. Ludwig Fahrenkrog - Allvater (Padre del Tutto) - 1920
Ludwig Fahrenkrog – Allvater (Padre del Tutto) – 1920

(8/10 settembre 1982 – n° 671)

Nella ricerca vana, del Signor la Coppa
partimmo all’iniziar dell’ottavo mese,
ignari montammo, del fato la groppa
ed eravamo solamente tre, ma carichi d’intese.

Partimmo con in mente meta e scopo,
seguimmo dei percorsi il loro gioco;
vedendo l’alba, la piana, il campo e il mare ignoto
pensammo tra noi d’esser giunti all’uopo.

Il primo di del triduo affondavam l’uose nella sabbia calda
dei bei luoghi che unquanco vedemmo;
ridendo felici per la zuppa calda
le terre di stramonio arrisero ai giorni che perdemmo.

Giacemmo fianco a fianco e lei ci accolse
come fossimo verdi foglie in secche gerle,
unite da Zefiro: la man che ci raccolse,
trascorremmo la notte carica di burle.

Vidi la notte e l’alba antica
dei voli ascoltai il lento frusciar
e quando la mano mia non trovò ortica
con loro avrei potuto ancor parlar.

Eran trascorse le notturne ore
ma gli occhi non s’eran chiusi per sognar campanule,
attorno passavan lente figure prive di calore
e non scorsi nel mio guardar, beltà asperule.

Per la dannazione mia venne poi la goccia tua
quand’Orfeo, rapito m’avea ormai
e cantando dello scarafaggio immondo la storia sua
non seppi giacer più e non giacei giammai.

Genti straniere d’altri lidi giunte
con noi passaron quest’inaspettata notte,
guerrieri arrivaron portando l’alba, senza temere la loro sorte
e dietro le lance che rigavano i volti gioir non seppero dell’interne lotte.

Arrotolate furon le crisalidi,
ove nascondemmo il volto dell’avventura vana
ma quando sfogo demmo alle nostre efelidi
s’era nel triduo, della metà poco lontana.

Vedemmo donzelle giovani e passite,
bimbi ignudi dai passi scaltri,
ma qui, ove molte genti giunte son partite
navigammo sul turchino mar: vita degli altri.

Oziammo sulle nostre martoriate membra stanche
in attesa della seral venuta
ma l’ore trascorse parver poche
quando la meridiana ci salvò la vita.

Partimmo allor da luogo a luogo
e degli scarabei il regno trovammo
ma furon ospitali e non ci miser fogo
se con le tende, tra loro, accampammo.

Com’era buia la notte seconda
ma l’illuminammo col grande fuoco
accucciati davanti alla nostra tenda
mangiammo e ridemmo contenti del gioco.

Ridemmo e parlammo al lume fioco
accoccolati d’appresso alla francese tenda,
vedendo svanire le lingue di fuoco
riprendemmo i passi che rifiutarono ammenda.

Prima che l’alba nuova tutti destasse
seguii dell’avvoltoio i malfermi passi,
mi sfiorò, guardò e sembrò parlasse
ma gli occhi, dalla rete, parevan veri sassi.

Cerbero, i guerrieri videro uscir dall’angusta tana
quando all’unisono muovemmo i trogloditi passi,
nel terzo di del triduo fuggivam dall’ultima sottana
tra i denti stretta al cercator di lavorate messi.

Riprendemmo la via dell’antico lido
la strada persa che lasciata avemmo,
Camalot radiosa attendeva il nostro grido
e urlammo vittoria quando a lei giungemmo.

Cavalcammo i destrieri, d’ambio l’andatura
tornammo al luogo che un di lasciammo,
tre eran i cavalieri dalla fulgida armatura
Perceval, Galaad e Boorte e noi l’imitammo.

Del Graal la ricerca da uno fu coronata
solo Galaad tornò piangendo gli altrui destini
della Rotonda Tavola segnò la fine insperata
ma noi, tutti tornammo ai luoghi marini.

La coppa cercata non trovammo
ma riuscimmo nei seguiti intenti
un’avventura tutta nostra vivemmo
e banchettando ne parlavam contenti.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Ti amerò

2016-06-06 Félix Vallotton - Sunset at Grace, orange and violet sky - 1918
Félix Vallotton – Sunset at Grace, orange and violet sky – 1918

(6 settembre 1982 – n° 670)

Vorrei essere questo giorno,
il primo che ti accoglie,
abbracciarti con calore, baciarti.

Chiuderò gli occhi
come questo tramonto
sulla tranquillità del ritorno.

So che ci sei,
ti amerò ancora una volta,
forse l’ultima.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Ho visto

2016-07-23 Frank H. Desch (1873-1934)
Frank H. Desch (1873-1934)

(4 settembre 1982 – n° 669)

Ho visto gli altri,
persone interessanti,
nascondersi e prendersi,
facili prede di amori passeggeri.

Ho visto tanti amori
perdersi e ritrovarsi,
mani prendersi con complicità,
labbra mimanti una lingua muta.

Ho visto tutto il mondo in amore
ma mai sbocciare tra noi una carezza,
mai parole complici di intimità condivisa,
solo storie narrate, solo felicità sperate..

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati