Come poeti maledetti

_ Balthus Children - 1937
Balthus – Children – 1937

(13 febbraio 2006 – n° 981)

Giovani come gattini,
teneri come germogli,
giocavamo con i sensi
convinti che fossero
ben più di cinque,
e nei sensi ci perdevamo
con la nostra inesperienza
ed i sogni da sfamare.

Brillavano gli occhi di luce
misteriosa, emanavamo
fluidi evanescenti: la nostra
aura illuminava il buio,
e tutto attorno a noi era
felicità e dolore, sconforto e
amore, sofferenza e piacere,
e leggevamo d’amore e di
morte, noi che d’amore
sapevamo poco, noi che di
morte ancora meno.

E piangevi nel buio della tua
stanza le lacrime dell’adolescenza
mentre io maledicevo il
giorno in cui ero nato.
Ci consolavamo con i poeti
maledetti ed il loro dolore
era per noi sollievo.
E poi sorrisi e timide frasi,
accenni di carezze, ci tenevamo
la mano cercando le stelle
cadenti: segni di un futuro
felice, segnali di un presente
che svanisce sotto i nostri
piedi, sotto i colpi del tempo.
Ma a noi cosa importa
del tempo, ne abbiamo
in abbondanza,
è praticamente infinito.

Dolcezza, tenerezza, carezze,
epidermidi che si sfiorano,
tutto in noi è bellezza,
tutto in noi è stupore e
mistico candore, sapore di
salsedine, sospiri e sussurri,
giochiamo col corpo dall’alba
al tramonto ed oltre, fino a varcare
la soglia del tempo.

© Carlo Becattini

Femminilità

2017-01-13 Zinaida Serebriakova - SefPortrait
Zinaida Evgen’evna Serebrjakova – Autoritratto – 1909

(13 febbraio 2006 – n° 980)

Mi piace la femminilità
e quel mondo fatto di creme,
profumi, trucchi per il viso,
forcine, spazzole,
lucido per le labbra, smalto per unghie,
e rimango incantato a guardarla
mentre è intenta a perfezionare
la propria bellezza.

Con il mento appoggiato sulle braccia
incrociate sul tavolo, la spio attento,
ogni suo movimento è per me armonia,
danza, poesia.
Il risultato finale lascia senza fiato
quando il suo sguardo mi trapassa
fino a raggiungere l’anima,
la parte più recondita che celo in me.

I suoi occhi paiono mandare bagliori
e sono pienamente cosciente
che quegli sguardi sono per me,
mi lascio trafiggere ed in essi mi perdo
per ritrovare la via della ragione,
solo l’attimo necessario a rendermi conto
che le labbra lucide mi parlano
e mi invitano ad una più intima conoscenza.

© Carlo Becattini

Lo sguardo

Gwili Andre by Ernest Bachrach, 1930s.
Gwili Andre by Ernest Bachrach, 1930s.

(10-13 febbraio 2006 – n° 979)

Provava lo sguardo su di me,
la sua forza era immensa,
batteva le ciglia appena truccate
e mi fissava dalle grandi pupille
mostrandomi l’anima e il desiderio.

Vedevo il colore dell’iride brillare
e farsi spazio con mio stupore
ingrandendo il nero a dismisura,
lo sentivo colpirmi come un maglio,
una mazzata che ferma il cuore.

Si allargavan le pupille nel vedermi
e come un lampo nel cielo buio
scorgevo il cuore e la sua via,
con amore, sostenendone lo sguardo
nelle pupille caddi e persi il senno.

© Carlo Becattini

Stella nera

2017-02-13. Pierre Puvis de Chavannes - Girl by the Sea
Pierre Puvis de Chavannes – Girl by the Sea

(8 febbraio 2006 – n° 978)

Stella spenta nel mio cielo,
implosa, hai ferito l’anima,
graffiato e dilaniato il cuore
privandomi del tuo calore.

Stella nera, primitivo amore,
i sensi che a te richiami
ancor sento nel mio candore,
eccitato e sconvolto: so che m’ami.

M’assale, sconvolge e trasfigura
l’intima personalità che tanto
conforto serba e dolcezza vera
spande nel mio mesto disincanto.

Tante le stelle implose nel cielo
come artigli a indurre dolore,
di pianto mi copre il suo velo,
sfoca, offusca il perduto amore.

© Carlo Becattini

Ricerca

2016-02-06. Abbazia di San Galgano - Autore non reperito
Abbazia di San Galgano (SI) – Autore non reperito

(18 gennaio 2006 – n° 977)

Mi piacerebbe credere
a qualcosa di superiore
alla semplice sopravvivenza.

Ho sempre cercato tra le ombre e
nelle pieghe luminose dell’interiorità
il riflesso divino di una luce superiore,
ma è stato tutto tempo sprecato.

© Carlo Becattini

Profondità

Boldini_-_Cléo_de_Mérode
Giovanni Boldini – Cléo de Mérode

(22-27 dicembre 2005 – n° 976)

Sguardo acuminato
punta di coltello
colpisce a ferirmi
impietoso l’anima.

Rovino nel mare
profondo del suo sguardo
spiccando il volo
alto nel ricordo.

Quanta malinconia
per quegli occhi
appena truccati
di rimmel.

Per quella bocca schiusa
dove il riflesso della luce
giocava a rincorrersi
sulle labbra lucide.

© Carlo Becattini

Riflessi

2017-01-17 Henri de Toulouse-Lautrec - Ragazza che si sistema i capelli - 1896
 Henri de Toulouse-Lautrec – Ragazza che si sistema i capelli – 1896

(22 dicembre 2005 – n° 975)

Ricordo il riflesso della luce
sulle labbra lucide,
e lo sguardo, oh si …
lo sguardo penetrante,
sprizzante di vita,
occhi di rimmel
quanta malinconia in noi
per ciò che eravamo.

© Carlo Becattini

Suor Angela

2016-08-22 Pierre Hubert Subleyras - Nudo di donna - 1740
 Pierre Hubert Subleyras – Nudo di donna – 1740

Prologo

(12 novembre 2005 – n° 973)

Storia di suor Angela
che smarrì la retta via
perdendosi per i campi
nei dintorni del convento.

Divenne leggenda la sua scomparsa.

Suor Angela

(13 novembre 2005 – n° 974)

Orrore orrore
gridavan con sgomento
picchiandosi sul cuore
i frati del convento.

Orrore orrore
che notizia che momento
correvan d’ovunque
tutti i frati con lamento.

Gridavan affannati
il volto rubicondo
suor Angela ha confessati
tutti insieme i suoi peccati.

Nessuno sospettava
che per tutto questo tempo
si fosse fatta cinque amanti
al di fuori del convento.

Il primo lo prese
che non aveva vent’anni
piegata in avanti
le braccia distese
gli cinse i fianchi
finché non si arrese.

Lontano dai fossi
solo sul prato
di capelli rossi
e senza peccato
lo colse come un fiore
come il bimbo sempre amato
e non lo lasciò più
finché giacque stremato.

Stelle negli occhi
amore nei gesti
diventar vecchi
non vuol dire che basti
e ne volle un terzo
avanti con gli anni
maturo e resistente
ove lavava i panni
lo prese dentro l’acqua
l’acqua fresca del torrente
finché non perse i sensi
e non ricordò più niente.

Ecco il soffio del vento
che solleva la gonna
basta un momento
per amare una donna
il volto è radioso
per l’intima visione
di cui il vento grandioso
ha fatto concessione.

Eccolo che arriva
a te si è presentato
è il quarto uomo
e non l’hai cercato
ti cinge i fianchi
ti adagia sul prato
il soffio del vento
ti ha accarezzato.

Come l’ala dell’angelo
che sull’Angela riposa
venne la mano bruna
a cogliere la sua rosa
mistica visione
o grande possessione
nel buio blasfemo
accadde un’intrusione.

Cadde l’ala
cadde l’angelo
cadde l’Angela sul bancone
cadde Cristo, la Madonna
tutti i Santi in processione
cadde la veste
cadde l’ardore
cadde infine il loro amore.

Caddero tutti
tutti per terra
come il gioco
dei bimbi: la guerra.

Nessuno morì
nessuno si fece male
ma solo l’ingiustizia
la fece ripiegare
e la colpì inerme
con ferocia animale.

La voce del vento
giunge leggera
ai frati del convento
che sanno ascoltare
li informa che suor Angela
li ha dovuti abbandonare.

E’ fuggita via lontano
libera dai frati
via dal convento
la calunnia uccide
ogni puro sentimento.

© Carlo Becattini

Frate Paguro

_ Arte Giapponese dal web
Arte Giapponese dal web

(21 ottobre 2005 – n° 972)

Un uomo narra ad una donna le vicende di Frate Paguro. Questo frate, grande appassionato del giuoco di palla venne tentato dal demonio sotto le mentite spoglie di una donna che in loco del proprio sesso avea una rete (come quelle del gioco del calcio) invitandolo a fare gol. Non resistendo al richiamo del pallone, Frate Paguro cadrà nel peccato.

Anno 1335, Convento dei Frati di Limite.

Gentile damigella che il cor
ad altrui fato e destin concesse
ho da narrarvi le istorie stesse
che recan danno dell’uomo il cuor.

Vita ingrata quella del convento
da regole ed orari scandita
che rapisce gioventù in poco tempo
ed abbrutisce, come ai bimbi la vita.

Frate Paguro dal demonio tentato
in veste di giovin donzella ignuda
con lei nascostamente s’è appartato
ed or le notti son di tormento e suda.

Esponendo per suo piacimento
l’intima parte che ogni donna cela
fu carbone ardente ad attizzare tormento
in loco della femmina del passero, un finimento!

Quale gioia urlava a gran voce
Frate Paguro senza mutanda
la calzamaglia come una prèce
già era calata a mezza gamba.

La femmina tentatrice avea una rete
in loco della sua intima fiora
e quando gli offrìa di andare a rete
soffrìa eccome, ma non si decideva ancora.

Poi come saetta decise la propria azione
impudico mostravasi il sesso in erezione
ma in loco del tosto ed ben amato bastone
recava un turgido e ben gonfio pallone.

© Carlo Becattini