Tutti i tuoi sassi

Ricordo i tuoi sassi
quello con le venature rosse
come i tuoi capelli
agitati nel vento
testa di Medusa
a cui nego lo sguardo.

Quello bianco costellato
di pietruzze nere
come la tua schiena
nella penombra
a mostrarne il fondo
e tutti i nei tuoi.

Quello grigio
come il tuo umore
che non incontra il mio
e la svogliata rinuncia
alla passione ferita
da parole taglienti.

Li ricordo tutti i tuoi sassi.

Quello nero
come il lutto per la fine
della storia
che poi non è finita
ma l’abbiamo celebrata tutta
quella cerimonia.

Quello giallo
dalle indefinite sfumature
scheggiato che si vede dentro
come la tua anima
spiata attraverso i tuoi occhi
e sorprenderla impreparata.

Quello verde
come il prato di quel giorno
indimenticato
perché indimenticabile
quando i nostri corpi
giocarono tra loro e con le formiche.

Infine il sasso più grosso
quello liscio, un ciottolo
levigato dall’acqua e dal tempo
del colore di tutti i sassi
quello che in uno scatto d’ira
mi tirasti senza prendermi.

So bene che facevi sul serio
e da quel giorno
non ho più dimenticato
tutti i tuoi sassi
che nel tempo hai scagliato
senza mai cogliermi.

Carlo Becattini ©

La vita a senso unico

2016-07-30. Félix Vallotton - Sandbanks on the Loire  - 1923
Félix Vallotton – Sandbanks on the Loire  – 1923

Sassi levigati
dal tempo e dall’acqua
come questa vita
a senso unico
che scorre dalla fonte
e si lascia modellare
eliminando le asperità.

Ciottoli multiformi
multicolore come
l’umanità intera
costretta a bagnarsi
per sempre in questo
fiume a senso unico
che chiamiamo vita.

© Carlo Becattini

Tutti i tuoi sassi

Sassi
Sassi provenienti dalle coste scozzesi.

Ricordo i tuoi sassi.
Quello con venature rosse
come i tuoi capelli
agitati nel vento,
testa di medusa
a cui negai lo sguardo.

Quello bianco costellato
di pietruzze nere,
come la tua schiena
nella penombra,
a mostrare il fondo
di tutti i tuoi nei.

Quello grigio
come il tuo umore
che il mio non trova,
svogliata rinuncia
alla passione ferita
da parole taglienti.

Li ricordo tutti i tuoi sassi.

Quello nero
come il lutto per la fine
della storia
che poi non è finita,
ma l’abbiamo celebrata tutta
quella cerimonia.

Quello giallo
dalle indefinite sfumature,
scheggiato, che si vede dentro
come la tua anima
spiata attraverso i tuoi occhi
e sorprenderti impreparata.

Quello verde
come il prato di quel giorno,
indimenticato
perché indimenticabile,
quando i nostri corpi
giocarono tra loro e con le formiche.

Infine il sasso più grosso,
quello liscio, un ciottolo
levigato dall’acqua e dal tempo
del colore di tutti i sassi,
quello che in uno scatto d’ira
mi tirasti senza prendermi.

So bene che facevi sul serio
e da quel giorno
non ho più dimenticato
tutti i tuoi sassi
che nel tempo hai scagliato
senza mai cogliermi.

(© Carlo Becattini)