Assolo per macchina da scrivere e casualità sonore

(1973 – n° 23)

Cane che abbaia

Fischiettio lontano

Ticchettano i tasti
della macchina da scrivere

Voci fuori

Ticchettio dell’orologio, dentro

Suona il campanello

Voci familiari

Del pomeriggio, un momento
in solitudine

Nella stanza, io

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

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Il nitrito delle idee

9 Odilon Redon - Brunilde (La Valchiria)
Odilon Redon – Brunilde (La Valchiria)

Nitriscono
s’impennano
le zampe protese nell’aria
il corpo che gioca col baricentro.

Nitriscono
scalpitano
le zampe arcuate a disegnare
accenni futuristi.

Nitriscono
frustano con la coda
mostrano l’addome
per un momento vulnerabili.

Sbuffi di vapore
dalle narici dilatate
mostrano i denti
nitriscono.

Slanciati in avanti
nella corsa sfrenata
galoppano le idee
vorticano i pensieri.

Complicati calcoli matematici
sono così compiuti
tutte le scienze s’incontrano
in quei movimenti equini.

Narrano di gravità
di suoni e pesi
bellezza e forza
odori e colori.

Tutto è arte
liberi nitriscono
mentre gli zoccoli
marchiano il suolo.

Tante idee solcano la mente
pensieri che vivono di vita propria
recando felicità
trascinando tristezza.

Intimoriscono per la loro forza
per la loro fugacità
per la potenza e la bellezza.
Nitriscono.

Mutano le geometrie
ricadono i corpi al suolo
un tonfo sordo
impattando sul terreno.

Sono già lontani
inafferrabili, fuggenti,
e rimani così
con la sensazione del ricordo

ed il vuoto della dimenticanza.
Se solo ti fossi fermato
per un attimo
a scrivere le tue idee.

Carlo Becattini

E se il tempo

Le nebbie che vorrei
ancora non son giunte

mani indifferenti
ognuna nella propria tasca

almeno un po’ di foschia
mi spinge il desiderio

per confondermi con l’aria
offuscarmi con il tempo

e se il tempo
non fosse altro che nebbia

allora vorrei essere
quel fluire incessante

costante come la
lettera k sulla pagina del fisico

che impiega tutta la vita
per trovare la soluzione

ad un problema che non
esiste.

Carlo Becattini ©

Il tempo barbone

Febbraio
ammantato di ombre

forse febbraio

forse una sola grande ombra
che sovrasta

tuona in lontananza
lo sferragliare del treno

l’aereo che passa

boati sordi
su timpani giganti

e lampi e tuoni
ecco che arrivi
ti aspetto

febbraio

i tuoi riti
il misticismo
il culto dei morti

vivo tra i vivi

vivo tra le ombre
di questo mese oscuro

macchiato di ruggine solare
e desideri annacquati

palpabile la vita fugge
lascia corpi avvizziti

vuoti
di memoria e futuro

la fine giunge
col rumore del tuono
e tutto bagna incontinente

i morti
i vivi
la terra bruna
il viso rivolto al cielo
le lacrime
il dolore
la sopita rabbia
la rassegnazione
la bocca aperta
e tu che m’insegni

mentre cerco di nascondermi

di fuggire al tuo sguardo
temendo i graffi delle unghie
del tempo barbone
che dorme sul cartone

piscia per terra

e lascia la sporca impronta
del suo esistere
sull’asfalto disinfettato.

Carlo Becattini ©

Nel tempo

Dove sono adesso tutti
gli alberi, le foglie, i rami
caduti insieme a te,
lungo la scalinata che
ci ha cambiato la vita,
e l’oro, il platino,
i diamanti della vita,
il fascio dei raggi di sole,
le spremute di nuvole,
quelle grigie, le più mature,
gocce e grandine per ogni pensiero,
e tanti ricordi dimenticati,
un archivio grande come
l’insieme delle esistenze.

Perché vivere, se poi si dimentica?

L’alba ed il tramonto
sono sempre Sole, sono
ancora lì davanti agli occhi,
basta riuscire a guardarli
ancora con gli occhi di bambino,
e poi cassettate di risate,
di giornate amene,
sorsi di spensieratezza per
nascondere la vita reale
e la quotidianità letale,
rincorrerci nella nebbia del
tempo per ritrovarci un
tempo, o chissà… forse mai.

Carlo Becattini ©

Dalle due alle tre

Dalle due alle tre il pericolo
viene dal sonno,
pozione magica che gli occhi
socchiude,
guardi nel vuoto ma lo
sguardo è vuoto,
l’essenza divien la tua presenza
inebetito ti affidi al destino,
dalle due alle tre volte che dormi
potrebbero essere fatali.

La notte ti riempie,
penetra dentro fino l’anima,
il silenzio è totale, tombale,
non c’è niente da ascoltare,
privazione sensoriale,
lamento inascoltato nasce
dal profondo della notte
e dal silenzio fuggo.
Accade sempre dalle due
alle tre.

Ricordo bene la sensazione
di fare una doccia fredda,
di tempo che passa,
di fatica che apporta,
quasi il respiro manca,
il pensiero s’ingrossa,
come un fiume mi bagna,
l’orologio segna sempre la
solita ora, senza scampo,
tra le due e le tre.

Carlo Becattini ©

Il tempo

Nessuno sa cosa farà
il tempo oggi,
ma il tempo,
si chiederà
cosa farò
io?

Il tempo è un elastico,
si allunga,
si accorcia
a suo piacimento,
dispettoso!

Il tempo è illusionista,
sembra eterno
poi diventa un attimo,
tutto può accadere
anche che si spezzi.

Il tempo non si ferma
mai,
l’orologio fermo
è illusione:
così il tempo inganna.

Il tempo
fa il bello ed il brutto,
pioggia, vento,
giorno, notte:
tutta opera del tempo.

I tempi sono due:
cronologico, meteorologico,
il primo regola il secondo,
oppure no;
chissà cosa farà il tempo oggi?

C’è quello che bisogna andare,
e quello che sa,
quando è ora di tornare;
quello che sfugge dalle mani,
quello che invia tutto a domani.

Infine c’è il tempo
del decadimento,
dell’abbandono,
dell’addio:
quello della morte.

Ma il tempo
è birichino,
quello che alcuni
chiamano morte,
per altri è vita…

… ed è sempre
lo stesso tempo!

Carlo Becattini ©