Il senso della vita

Armando Marchegiani

(6 febbraio 2008 – n° 1033)

Che senso ha …
tutto è così irreale,
noioso.
Voglio una guerra da combattere,
gesta eroiche da compiere.

Che senso ha
tutto questo perbenismo
tutta questa falsità,
sono un uomo:
appartengo alla razza
più pericolosa della Terra.

Che senso ha
la vita,
non c’è più una misura,
un tempo, un ritmo scandito
dalle proprie esigenze.
Il livello raggiunto è preoccupante.

Che senso ha
sprecare la vita lavorando
per sopravvivere,
sprecare tutto il buon-tempo
per l’andamento del mercato,
ammalarsi
per seguire ritmi assurdi.

© Carlo Becattini

Il senso della vita

2017-01-22. Lucien Lévy-Dhurmer - A Vase of Flowers
 Lucien Lévy-Dhurmer – A Vase of Flowers

(3 agosto 2007 – n° 1017)

Non so afferrarlo,
sfugge da sotto le dita,
lontano dallo sguardo,
lo stesso che ammira un fiore,
che si colma di colore,
che sfiora il piacere.

Troppo immerso nella vita
per comprenderne il senso,
vivo di odori e colori,
sentimenti e sensazioni.
Sono fiore, polline ed ape.
Sono cielo, Terra e Sole.

Sono Universo intero
ed il senso della Vita
è racchiuso in me.

© Carlo Becattini

Vita

2017-03-26_008 col
Disegno personale – Senza titolo – anno 1999 – Tecnica mista: grafite su carta, colore virtuale

(9 maggio 1997 – n° 892)

Vedevi i seni
sollevarsi e ricadere
nell’azione del respiro,
affannata.

Quanto erano belli
i capezzoli sfrontati
eretti nel vuoto
del desiderio.

Corpo sconvolto,
momento sconosciuto
l’approssimarsi all’alba
dalle notturne oscurità.

Persa nei gemiti del desiderio
ma ritrovata nel gorgo,
impotente e smarrita
all’ultimo respiro affidata.

La vita con la sua forza
ti reclama ancora una volta
lasciandoti stremata,
profondamente appagata.

© Carlo Becattini

Autostrada

 

_ Hilma af Klint - Svanen
Hilma af Klint – Svanen

(20 luglio 1993 – n° 847)

La percorrevo come al solito.
Era ruvida, scura.
Strisce continue e tratteggiate si affiancavano unendosi all’orizzonte.
Piazzole di sosta e autogrill carichi di storie diverse, di sudore e stanchezza.
La maglia aderente al corpo per il troppo caldo, la cintura di sicurezza che sembra interessarsi troppo alla mia incolumità e mi tiene abbracciato in una morsa che stringe sempre più.
Il sorpasso poi il rientro.
Rallento poi accelero.
Freno, mi fermo.
Un incidente mi fa pensare a quanto siamo vulnerabili, soprattutto per le disattenzioni altrui.
Riparto e vado via.
Vado via con la mente perché il nastro che sotto di me sembra scorrere non mi consente alternative.
E’ unico e posso andare solo in una direzione.
Penso.
Accendo una sigaretta. La spengo.
Il fruscio assillante dell’aeratore copre il suono della musica.
Sono vecchie canzoni, storie già vissute, andate, morte.
Ed io vado via verso una meta raggiungibile, incerto se anche stavolta la raggiungerò incolume.
La decelerazione, il pedaggio.
Oggi giorno bisogna pagare tutto.
Credo di essere nato esclusivamente per pagare.
Ed io pago…
… mi sono rotto i coglioni
non ne posso proprio più di pagare,
di correre, farmi il culo per pagare, di sprecare il mio tempo perché domani avrò sicuramente qualcosa da pagare, così, senza motivo, solo perché esisto.
Ma questa è una vita di merda
non si può continuare così, non …

E tutti pagano e tutti corrono a pagare e nessuno si ribella
e tutti pagano e protestano
ma pagano.
I prezzi aumentano perché hanno da pagare di più e pagano di più perché i prezzi aumentano, allora regalano, fanno i saldi, liquidano, chiudono, falliscono.
Poi non sanno cosa fare, né come fare, perché hanno sempre da pagare.
Ricominciano a correre, ad arrabattarsi dalla mattina alla sera,
a perdere il loro tempo migliore quando sarebbe meglio fare qualche cosa di migliore.
E s’intristiscono, e s’immusoniscono
e si rompono i coglioni
e si meravigliano che tutti corrono a pagare e che nessuno si ribella.
Ed io sono qui, alla fine di questa autostrada, alle porte della città che mi aspettava perché domattina presto dovrò andare al lavoro,
dovrò farmi il culo per racimolare due lire che non godrò neanche perché ci sono già tante cose in attesa che attendono di essere pagate.
E pagherò, smoccolerò, m’incazzerò e mi meraviglierò che nessuno si ribella, che tutti corrono a pagare.
Ed anch’io correrò, e pagherò, e pagherò!

© Carlo Becattini

Acqua di fiume

2016-12-08. Peter Demetz - Scultura in legno
Peter Demetz – Scultura in legno

(15 maggio 1984 – n° 808)

Sei acqua di fiume:
tutto trascini a valle
– la vita, inesorabile, è attratta dalla foce -.

Sono il mare
che attende la tua scontata venuta
ma l’acqua che mi giunge
è la stessa che sgorga dalla fonte
– com’è lunga questa vita e quanta gente sfiora -.

Sfiorisco piano piano (ora sono un fiore)
ma ad ogni stagione l’acqua
porta la vita ed io rinasco
tendendo le radici (sempre più forti, sempre più lunghe)
verso le rive del tuo fiume,
– verso i giorni della tua vita -.

Potrei essere un torrente in piena
che tempestoso prorompe nelle tue acque
e che in te, si confonde,
e che con te, sfocia verso il mare,
– cammino parallelo di due vite che si incontrano all’infinito –
(ma l’infinito è l’orizzonte ed esso è sul mare,
allora le nostre vite viaggiano su una stessa retta:
sono la stessa acqua).

Siamo acqua di fiume
che va verso il mare
– la vita si conclude alla foce -.

Siamo fiori
che rinascono lungo le rive
– tanta è la gente che ci circonda -.

Ci bagniamo di noi stessi e viviamo.

© Carlo Becattini

Scherzare o andare?

2016-02-08 Wladyslaw Slewinski - Donna addormentata con gatto - 1896
Wladyslaw Slewinski – Donna addormentata con gatto – 1896

(15 gennaio 1983 – n° 712)

Non si può stare
insieme una vita
e poi dire, come fosse niente:
– scusa, ma sai, abbiamo scherzato,
fingamo che non sia accaduto niente. –

Non possiamo andarcene
senza dire una parola,
senza dare una giustificazione
al nostro comportamento,
così, come niente fosse.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Acqua di fiume

2016-02-11 Giorgio de Chirico - L'enigma delle ore - 1911
Giorgio de Chirico – L’enigma delle ore – 1911

(14 gennaio 1983 – n° 711)

Adesso dovrei andare, ma
non so dove,
chi sarà al mio fianco nel futuro,
ho tanti anni da ricordare,
tanti ancora da giocare,
ma tanti e tanti anni ancora
mettono paura,
ed allora è bene scordare
tutto quello che fa male,
tutto ciò che ci si può aspettare
da quest’acqua di fiume
che passa e va.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati